Calco dell’Allegoria del Nilo

CAMS - Gipsoteca

La scultura più rappresentativa della sezione romana dei gessi è l’Allegoria del Nilo, dalle dimensioni poderose che riproducono al vero quelle dell’originale marmoreo rinvenuto nel Campo Marzio e oggi custodito nei Musei Vaticani. Per questa ragione, il gesso testimonia l’eccellenza tecnica raggiungibile nell’arte della calcatura: è stato realizzato, infatti, assemblando singoli calchi, eseguiti separatamente e giustapposti in modo identico all’originale. Quest’ultimo, peraltro, è a sua volta la copia adrianea di un originale perduto, in una catena di produzioni di cui i calchi in gesso sono l’ultimo approdo.

L’opera è la personificazione di uno spazio immaginifico fondamentale nella cultura romana: la terra d’Egitto, paradeisos reso fertile dalle periodiche inondazioni del Nilo, luogo del rigoglio naturale e della spontanea prolificità dei raccolti. Il possente vecchio barbuto, semidisteso sul piano acqueo con andamento ascendente, è affiancato da animali e creature simboliche (come il coccodrillo e la Sfinge). Indossa una corona vegetale e regge un fascio di spighe nella mano destra e una cornucopia ricolma di frutti nella mano sinistra, mentre sostiene su tutto il corpo tanti piccoli karpoi, allegoria dei frutti, tanti quanti gli stadi di dislivello delle acque nel corso delle piene.